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Una disciplina vecchia quanto l’umanità
Fitoterapia

Una disciplina vecchia quanto l’umanità

Lì'umanità da sempre utilizza erbe e piante per curarsi. Pare che già l’uomo di Neanderthal facesse un uso curativo delle piante: in alcuni siti archeologici iracheni risalenti a 60 mila anni fa si è scoperto che i neanderthaliani utilizzavano erbe medicinali quali l’achillea millefoglie e l’altea. E, prove alla mano, tutte le più grandi civiltà del passato (sumeri, arabi, ebrei, fenici, greci, romani, ecc.) si rivolgevano alle piante per guarire i loro mali.Oggi, dopo che il 19° secolo l’aveva mandata in soffitta giudicandola troppo approssimativa, si assiste a una riscossa della fitoterapia, scienza che studia il corretto utilizzo delle piante medicinali per fini salutistici. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce fitomedicine "i prodotti medicinali finiti, provvisti di etichetta, che contengono come principi attivi esclusivamente delle piante o delle associazioni di piante allo stato grezzo, sottoforma di preparati”. Sempre secondo l’OMS quasi il 25% dei farmaci utilizzati negli Usa deriverebbe da piante, mentre oltre l’80% della popolazione mondiale ancora oggi utilizza la tradizionale medicina erboristica in chiave terapeutica (circa 6,4 miliardi contro 600 milioni di persone che usano i farmaci di sintesi).     Anche la scienza medica ufficiale è spesso ricorsa a madre natura; numerosi sono infatti i principi attivi isolati dalle piante che poi ha impiegato, in forma pura o modificata, per la produzione di farmaci. E’ il caso, ad esempio, della morfina, derivata dall’oppio contenuto nel papavero, o dell'acido acetilsalicilico, derivato dell’acido salicilico della corteccia del salice o ancora del chinino ottenuto dalla corteccia dell’omonima pianta.    

L’aspetto distintivo della fitoterapia è riferito a un concetto basilare, quello di fitocomplesso: indica l'insieme delle sostanze presenti nel rimedio ottenuto dalla pianta indispensabili, nella loro totalità, per l’azione curativa. E’ infatti l’effetto sinergico di assumere contemporaneamente tutti i principi attivi contenuti nella pianta a permettere un’azione più profonda ed efficace, con scarsi effetti collaterali e maggiore tollerabilità da parte dell’organismo. In ogni pianta sono presenti differenti principi attivi, ovvero sostanze che hanno dimostrato una specifica attività chimica o biologica, svolgendo una o più funzioni terapeutiche, come i tannini (astringenti, emostatici, antibiotici, anti-infiammatori), flavonoidi (riducono la fragilità dei capillari e sono diuretici), glucosidi cardiotonici e antrachinonici (per la cura dell’apparato digerente), resine (con azione purgativa) e così via. Le tecniche usate per rendere disponibili le proprietà benefiche di una pianta dipendono dal tipo di pianta, dalla sede anatomica in cui i principi attivi si concentrano e dalla natura chimica di questi ultimi.     

Di solito le moderne preparazioni fitoterapiche sono ottenute dal vegetale fresco o essiccato. Dalla pianta fresca si ottengono la tintura madre (macerazione della pianta con alcol) e il macerato glicerinato o gemmoderivato (estratto ricavato da gemme o giovani getti di pianta, macerati in soluzione di acqua, alcol e glicerina). Da quella secca si traggono tisane, polveri ed estratti fluidi e secchi (in quest’ultimo caso si fa macerare la droga per uso terapeutico in solventi che poi si fanno parzialmente o totalmente evaporare). Per distillazione o spremitura della pianta fresca o essiccata si ottengono gli oli essenziali. Alcune preparazioni sono costituite da estratti di singole piante, altre da combinazioni di estratti da piante diverse. Possono essere preparate dal farmacista (medicinali galenici magistrali) o sono in vendita come prodotti preconfezionati che devono però sottostare standard qualitativi (la standardizzazione assicura che il contenuto di principio attivo è costante in ogni lotto di produzione e corrisponde esattamente al valore dichiarato). La titolazione, ovvero la misura della quantità di uno o più dei principi attivi presenti nel fitocomplesso indicata in etichetta, è garanzia di qualità ed efficacia di un determinato fitoterapico. Questa quantità non deve essere inferiore al livello minimo fissato dalle Autorità sanitarie, sennò il rimedio può non svolgere adeguata attività terapeutica. La titolazione evita pure l'insorgere del cosiddetto effetto paradosso, manifestazione contraria a quella prevista per una determinata pianta (la valeriana, per esempio, può eccitare se l'estratto somministrato non ha titolazione conforme a quella dei codici farmaceutici).    

Proprio come i farmaci di sintesi, i rimedi fitoterapici vanno assunti in quantità ponderali, in funzione cioè del peso corporeo, del sesso e dell’età, ma la fitoterapia - se impiegata come automedicamento - non va intesa come una vera “medicina che cura il male”, bensì come un rimedio per alleviare il disturbo o per mantenere il benessere. Sempre in chiave di automedicazione la differenza tra erbe e medicinali sta nel fatto che le erbe sono da utilizzare in chiave preventiva e di mantenimento del benessere. Spesso la fitoterapia è associata all'uso dei farmaci convenzionali: specialmente in questo caso occorre seguire attentamente i consigli del medico e del farmacista, al fine di evitare conseguenze spiacevoli di interferenza tra farmaco e prodotto erboristico. E ancora l’utilizzo di rimedi fitoterapici può risultare controindicato, ad esempio, in gravidanza o durante l’allattamento; può presentare controindicazioni pure per chi soffre di certi disturbi (per esempio il meliloto è sedativo, anticoagulante e non va usato in persone con problemi di coagulazione). Questa è la ragione per cui la fitoterapia, intesa in chiave terapeutica (e non di automedicamento) è di competenza del medico per l’aspetto diagnostico e del farmacista per la preparazione della ricetta stessa. In erboristeria si possono acquistare prodotti fitoterapici con una valenza legata al solo benessere.

I rimedi ad alta 'carica energetica' della spagiria

La spagiria nasce dall’applicazione dei principi dell’alchimia (in parte madre dell’attuale chimica); il termine deriva dal greco spao e agheiro (letteralmente separo e riunisco). Il processo di ottenimento dei rimedi propri di questa disciplina è basato sull’opera del medico elvetico Paracelso (1493-1541), ritenuto il padre della spagiria, tra i cui obiettivi vi è quello di estrarre dalla materia la sua quintessenza, ovvero quell’energia sottile, che - una volta liberata da sostanze minerali, vegetali o animali - può integrarsi all’energia dell’uomo e attivare il processo di guarigione. La preparazione di un rimedio spagirico prevede tre tappe (fermentazione, distillazione e incenerimento) che consentono di estratte gli oli essenziali, le sostanze minerali e gli oligoelementi propri di ciascuna pianta, i quali vengono poi riuniti in un unicum privo di impurità. Rispetto ai rimedi erboristici, quelli spagirici non solo conservano tutti i principi attivi contenuti nella pianta, ma anche la sua valenza energetica, il principio intelligente in essa presente e che può agire a livello inconscio sull’uomo.

Aromaterapia, ramo 'profumato' della fitoterapia

L’impiego degli oli essenziali, mix di sostanze volatili e odorose presenti nelle piante (specie in quelle aromatiche) a fini preventivi o terapeutici ha dato vita all’aromaterapia. Gli oli essenziali sono ricchi di componenti chimici (fino a 200 per olio), che ne determinano le proprietà (monoterpeni con funzioni mucolitiche; fenoli e aldeidi potenti antimicrobici, ecc.). Attraverso la percezione degli odori di tali sostanze l'aromaterapia coinvolge più sfere (emotività, memoria, sensibilità, sistema endocrino e immunitario), mettendo a frutto le proprietà antisettiche, antitossiche, cicatrizzanti, antiparassitarie, antireumatiche, tonificanti, eudermiche, endocrino regolatrici e stimolanti degli oli. Questi ultimi sono rimedi potenti, perché presentano un’altissima concentrazione: 1 grammo di olio essenziale puro (circa una ventina di gocce), corrisponde al contenuto di 100 o più grammi della pianta originaria, della quale amplifica le potenzialità curative, ma anche i rischi dovuti a un utilizzo improprio. Di qui il consiglio di ricorrervi con parsimonia e avvalendosi dell’ausilio di un consulente specializzato.

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