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home » Interviste » A S. Riva, AD di Weleda Italia

Quando il “bellessere” fa rima con “benessere”

Fondata nel 1921 in Svizzera da Rudolf Steiner (il padre dell’antroposofia) e dalla dottoressa Ita Wegman, Weleda ha da sempre la missione di sviluppare e produrre medicinali e cosmetici bionaturali. Da metà degli anni ’30 è presente e distribuisce i suoi prodotti anche in Italia. “Fin dalla sua nascita l’azienda ha posto grande attenzione alla responsabilità sociale, ambientale ed economica. Oggi è un gruppo internazionale con circa 2 mila dipendenti in oltre 50 Paesi, con un’ampia gamma di prodotti.  Il nostro motto ‘in accordo con uomo e natura’ mette già in evidenza i valori dell'azienda, le cui azioni sono caratterizzate da un profondo rispetto per la natura, per i dipendenti, per i clienti e per i partner”. Esordisce così l’amministratore delegato di Weleda Italia, Stefano Riva, che incontriamo nella sede di Milano.


In che modo gli interventi di Weleda si possono, concretamente, definire “etici”?

Weleda realizza i suoi prodotti in modo naturale, sicuro, senza sperimentazione su animali e con il minor impatto ambientale possibile. L’eticità si esplicita in primo luogo nel fatto che le materie prime da noi scelte sono di origine vegetale e provengono esclusivamente da coltivazioni biodinamiche, biologiche o da raccolta spontanea certificata. Inoltre, dalla scelta delle materie prime fino al prodotto finito, l’azienda osserva rigorosi criteri di sostenibilità sociale, fair trade e rispetto ambientale. Siamo un’industria e non una bottega artigianale. Le materie prime vegetali provengono principalmente da agricoltura biodinamica, che di per sé è un metodo etico.


Può chiarire l’eticità della coltivazione biodinamica?

Oltre a presupporre la non contaminazione da agenti chimici, come accade anche nel metodo biologico, l’agricoltura biodinamica prevede una serie complessa di protocolli per la cura della terra e del terreno, intesi come organismi viventi e quindi meritevoli di cure e attenzione. Il più grande orto biodinamico è un’area di nostra proprietà, nei pressi di Stoccarda, in Germania, dove coltiviamo piante e fiori destinati alla preparazione dei nostri medicinali e cosmetici.


Che cosa succede quando non utilizzate prodotti biodinamici?

Ricorriamo a coltivazioni biologiche o a raccolta spontanea certificata. Seguiamo inoltre processi di preparazione molto rigorosi e tengo a sottolineare che per noi non conta solo la purezza della materia prima, ma anche come viene processata. Ogni metodo utilizzato è il frutto di novant’anni di esperienza e, oltre a seguire regole risalenti agli insegnamenti di Paracelso, tiene conto anche dei precisi bisogni dell’essere umano. C’è comunque in tutti i processi una radice comune di grande rispetto sia verso le piante che verso l’uomo.


Può fare degli esempi di come ottenete tutto questo?

L’essiccazione delle piante e dei fiori, prima che vengano utilizzati per produrre le tinture madri, avviene in maniera assolutamente naturale, non forzata, in specifici luoghi e in determinate stagioni. Anche per la miscelazione (specie per quel che concerne i cosmetici), pur avvenendo in modo industriale in grandi vasche d’acciaio, è previsto un raffreddamento non forzato, cosicché si possano lasciare miscelare e decantare le sostanze con un ritmo naturale. In questo modo si conserva intatta la vitalità della sostanza stessa e quindi la sua efficacia. Sono pochissime le aziende che operano in questo modo, dal momento che implica bloccare un impianto per una giornata intera (con quel che ne consegue in termini di costi). Per noi questa scelta è significativa: vogliamo trasferire integre nel prodotto le proprietà degli ingredienti, che già escono vitali in virtù dei processi di coltivazione. Dietro a tutto questo vi è il principio secondo il quale è fondamentale avere ingredienti che non solo manifestino il principio attivo delle piante, ma che portino anche un messaggio. Nel caso dei cosmetici (così come per i medicinali) si vuole pensare che vi sia un “dialogo” con la pelle, portandola progressivamente all’auto-riequilibrio e a una condizione salutare.


Il mercato ha la percezione che i vostri prodotti siano però un po’ cari…

Quel che va sottolineato è il fatto che, proprio in virtù della grande potenza del prodotto (sulla base di quanto spiegato sopra), ne va utilizzato poco. I nostri prodotti danno un messaggio alla pelle; sono vivi e freschi e proprio per questo non durano in eterno, ma sono estremamente efficaci. Presuppongono quindi che ci sia una sorta di complicità della persona che li acquista, con una certa consapevolezza verso la propria salute e il bisogno di star bene.


Cosa è rimasto in Weleda dello spirito di Steiner?

Soprattutto il concetto di equilibrio della persona in generale e, nel caso del segmento cosmetico, della pelle. Non si va da nessuna parte se non si accoglie uno dei principi cari alla medicina antroposofica, secondo il quale la pelle è il più vasto organo di senso che abbiamo e questo implica comprenderne bene il valore non solo estetico e rappresentativo, ma anche e soprattutto funzionale. Se non si comprende questo pensiero, difficilmente si opta per un nostro prodotto, che valorizza sì il concetto di bellezza, ma che considera la pelle anche un grande organo di riequilibrio rispetto a quello che ci proviene sia dall’esterno che dall’interno. Del resto non è un caso se le donne scelgono il naturale in ambito cosmetico: in loro c’è la consapevolezza che non è bene saturare la pelle con sostanze non naturali.


Qual è l’incidenza delle vostre linee di prodotto?

Un terzo del nostro fatturato è generato dai medicinali, molto apprezzati anche in farmacia, in quanto beneficiano positivamente dell’impatto sul pubblico delle caratteristiche peculiari dei nostri prodotti. Un esempio su tutti, i nostri colliri, che proponiamo in otto differenti soluzioni, ognuna delle quali specifica per un particolare disagio visivo. Molta soddisfazione proviene anche dai preparati a base di vischio, ottimi coadiuvanti nelle terapie oncologiche. I cosmetici rappresentano i due terzi del nostro giro d’affari, con vari prodotti, da quelli per puri scopi estetici alla toiletry (saponi, shampi, dentifrici, ecc.). In questo segmento vi sono pure prodotti che definirei “cosmeceutici”, attenti a fabbisogni specifici e in grado di risolvere piccoli problemi di salute, come per esempio quelli della Linea per mamma e bambino. Vi sono poi i prodotti dietetici (succhi, sciroppi, ecc.) che non sono molti in termini quantitativi, ma significativi come valore. Sono una chiave molto importante di sostegno nei percorsi di salute e bellezza. Un esempio: il nostro Olio cellulite alla Betulla lo abbiniamo al Decotto di Betulla, perché è un grande depurativo drenante, esercitando un effetto importante nel trattamento della cellulite, che per Weleda non è solo un inestetismo, ma cela disfunzioni a livello metabolico.


Importante è anche il vostro impegno nella social responsibility. Ne vogliamo parlare?

Weleda gruppo ha sintetizzato i novant’anni della sua fondazione come novant’anni di sostenibilità, rispetto della natura e dell’essere umano. Spesso, ad esempio, finanzia cooperative e investe nella formazione dei loro dipendenti. Individua e sostiene percorsi di partnership con fornitori, clienti e dipendenti. In particolare Weleda Italia ha ottenuto la certificazione SA8000, che - oltre a evidenziare l’impegno dell’azienda verso la responsabilità sociale e il trattamento etico dei dipendenti - punta a migliorare la gestione e le prestazioni all’interno della catena dei fornitori in relazione a questi stessi aspetti. Ricordo inoltre il nostro impegno con Anffas, l’associazione nazionale delle famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale, con la quale da tempo organizziamo stage per disabili psichici. E ancora tutte le nostre vetture aziendali sono Euro 5 o impiegano gas metano, GPL, o ancora sono ibride.


Qual è il suo parere sul mercato del naturale in Italia?

Il segmento si è espanso molto e sta tenendo anche in questa fase di crisi. Il che vuol dire che non siamo in presenza di una moda “green” passeggera.  Uno dei problemi del settore è però quello di individuare il falso naturale. Realizzare un prodotto naturale ha certi costi legati già alle materie prime, ma in giro si vedono prezzi incongruenti. Weleda, in assenza di criteri stabiliti per legge, è stata uno dei promotori di NaTrue, marchio di cosmesi naturale nato dall’esigenza di distinguere gli autentici cosmetici naturali e biologici da quelli che si presentano come tali, ma non lo sono. A causa del vuoto legislativo dell’Unione Europea in questa materia, i maggiori gruppi europei hanno dato vita appunto a questo marchio con l’intento di smuovere il sistema decisionale-politico, ben consapevoli che il percorso da compiere è però ancora lungo.


E’ soddisfatto del livello professionale degli attori di questo mercato?

Siamo in presenza di un mercato abbastanza inflazionato e che ha bisogno di maggior competenza e professionalità. Crescerà ancora di più anche quantitativamente, se tutta la filiera, che parte dalle aziende produttrici e coinvolge la distribuzione (incluse le farmacie che stanno ancora esitando rispetto a un settore dalle grandi potenzialità), si qualificherà maggiormente. Nella nicchia del bionaturale un prodotto efficace costa e oggi, tutto sommato, il pubblico e il canale distributivo italiani non sono ancora pronti a comprendere questo fatto. C’è ancora tanto da fare su qualità e informazione e farlo in tempi di crisi non è facile.


Quali le vostre strategie a medio termine?

Pur sfruttando differenti canali informativi e distributivi, finora abbiamo puntato maggiormente sulle persone, che reputiamo essere ottimi canali di comunicazione. Le persone che rappresentano la nostra forza commerciale sono non solo in sintonia con la filosofia di fondo di Weleda, ma anche molto qualificate professionalmente. Elaboriamo inoltre progetti che coinvolgono il più possibile le persone, come nel caso di mamme e bimbi per i quali abbiamo portato la nostra filosofia e i nostri prodotti a ostetriche, ginecologi, pediatri, naturopati e appunto mamme, fornendo loro consigli importanti, anche con strumenti di pratica utilità, come pubblicazioni ad hoc. Resta il fatto che il marchio Weleda rappresenta di per sé una sfida, dal momento che propone dai medicinali anti-tumorali alle creme per viso, segmenti che pur esigendo linguaggi diversi, hanno però in Weleda una matrice comune legata ai concetti della medicina antroposofica. La nostra azienda non è quotata in borsa, è controllata da una società no profit e si considera al servizio dell’umanità,  pur dovendo rispettare logiche di impresa. Portare tutto questo in un mercato che ha sue leggi e riti propri non è facile, pur rappresentando una sfida affascinante e, ci auguriamo, alla lunga vincente.

di Ornella Giola

 

Foto:

da sinistra Stefano Riva (AD di Weleda Italia), Rudolf Steiner (fondatore dell'antroposofia e della stessa Weleda, assieme a Ita Wegman), la sede del quartier generale di Weleda ad Arlesheim (Germania) e alcuni prodotti della linea cosmetica al melograno. La società utilizza materie prime di origine vegetale (come il melograno o l'olivello spinoso) provenienti esclusivamente da coltivazioni biodinamiche, biologiche o da raccolta spontanea certificata.

Quando il “bellessere” fa rima con “benessere”
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