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A ciascuno il suo cibo

 La dietetica ricopre un ruolo fondamentale nella medicina tradizionale cinese,  disciplina millenaria che ha fatto della prevenzione (oltre che ovviamente della cura) di malattie e squilibri il suo scopo principale. Secondo questa antica tradizione medica tre sono i fattori che scatenano la malattia,  il fattore terra (l’alimentazione), il fattore cielo (il clima) e il fattore umano (costituzione, componenti ereditarie e psichiche). Scopo principale della dieta è quello di mantenere in equilibrio le energie yin e yang della persona (si legga riquadro qui sotto).  Per esempio in inverno, quando fa freddo e si ha un eccesso di yin, occorre privilegiare cibi riscaldanti (zuppe, cibi lessati, spezie, ecc.); in estate, quando il calore e lo yang hanno il sopravvento, l’ideale sono invece i cibi rinfrescanti, come la frutta o la verdura. E ancora chi è congestionato o debole deve privilegiare alimenti decongestionanti nel primo caso e rinforzanti nel secondo. In Occidente il valore dei cibi è connesso alla presenza di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali; consideriamo inoltre importanti la freschezza dei cibi, se sono raffinati, ricchi o meno di colesterolo, sale, calorie, ecc. Per la medicina cinese le cose sono più complesse e la dieta tiene innanzitutto in considerazione la costituzione individuale, perché non esiste un modello universale di cibo buono (“il cibo di uno è veleno per un altro”). E qui entra in gioco la teoria dei Cinque Elementi o Movimenti, una teoria che - semplificata al massimo - non è altro che la rappresentazione delle diverse fasi di trasmutazione e trasformazione delle energie yin e yang in un movimento continuo che prevede le seguenti cinque fasi: fuoco (o yang assoluto, corrispondente al sud, all’estate, al mezzogiorno, al cuore e all’intestino tenue nel nostro corpo); acqua (yin assoluto, corrispondente al nord, all’inverno e alla mezzanotte; al rene e alla vescia); legno (o yin calante, est, primavera e alba, fegato e vescica biliare); metallo (yang calante, legato all’ovest, all’autunno e al tramonto, al polmone e all’intestino crasso); terra (equilibrio yin/yang; non è legata ad alcuna stagione, essendo il centro intorno al quale le 4 stagioni ruotano; nel corpo corrisponde a milza e stomaco). Dopo anni e anni di studi, analisi e osservazioni, mediante un sottile lavorìo  basato su corrispondenze per analogia, i cinesi hanno ricondotto gran parte dei fenomeni alle cinque fasi (che abbiamo sommariamente sopra descritte), con le quali è possibile identificare anche cinque differenti tipologie personali. 

“Il cosmo incorpora tutte le Fasi, e lo stesso vale per ogni essere umano”, scrivono i dottori Beinfield e Korngold nel testo “Tra cielo e terra”, dove individuano vari tipi, come il “pioniere” che personifica il legno, il “filosofo” che è espressione dell’acqua, il “pacifista” personificazione dell’elemento terra, il “mago” del fuoco e l’ “alchimista” del metallo. In medicina cinese sapere “chi siamo” è determinante per sapere “cosa ci fa bene” mangiare: per una persona fredda e umida, con l’elemento “acqua” predominante, cibi yin - come frutta e verdura che favoriscono perdita di calore corporeo e secrezione di fluidi - vanno assunti con moderazione, specialmente se si è deboli e in uno stato di affaticamento (per esempio se c’è un eccesso di muco, come quando si è raffreddati). Allo stesso  modo per un tipo caldo (col “fuoco” predominante) cibi arrostiti, grassi o piccanti fanno aumentare il calore, esasperando nervosismo, stipsi e traspirazione. Conoscere la propria tipologia e la condizione particolare in cui ci troviamo in un determinato momento diventa quindi fondamentale per conservare in equilibrio il nostro “qi”, la nostra “energia vitale” e quindi mantenerci in buona salute. La medicina cinese abbina inoltre i cibi a cinque sapori fondamentali, collegabili ai cinque elementi e agli organi ad essi corrispondenti 

(agro-acido con legno e fegato; amaro con fuoco e cuore; dolce con terra e milza-stomaco; piccante con metallo e polmoni-colon; salato con acqua e reni). 

Alimentarsi con moderazione anche nella scelta dei sapori risulta quindi fondamentale: un eccesso di cibi amari debilita il cuore; troppo agro-acido impoverisce il fegato; se il dolce è eccessivo blocca il buon funzionamento della milza. 

La medicina ayurvedica, coi i suoi 5 mila anni di storia alle spalle, prevede un complesso sistema di conoscenze, pure in ambito nutrizionale. Secondo tale disciplina il cibo parla ai nostri dosha (tre forze fondamentali - Vata, Pitta e Kapha - presenti, con differenti gradazioni, in ognuno di noi) e l’informazione primaria è contenuta nei gusti, in tutto sei: dolce, acido, salato, amaro, piccante e astringente. Una dieta bilanciata deve contenere tutti e sei i gusti a ogni pasto. Inoltre secondo l’ayurveda nello scegliere un determinato regime alimentare è importante conoscere il tipo corporeo cui apparteniamo. In linea di principio i tipi Vata (vivaci, eccitabili, imprevedibili, immaginativi e tendenti a strafare) traggono grandi benefici in primis dal gusto salato e poi dall’acido e dal dolce. L’amaro, assieme al dolce e all’astringente, riequilibra il tipo Pitta (entusiasta, affettuoso, metodico, ma collerico se stressato). Da ultimo il tipo Kapha (affettuoso, tollerante, materno, indolente e un po’ pigro) viene riequilibrato dal piccante e anche dall’amaro e dall’astringente. Ecco cosa scrive il dr. Deepak Chopra nel libro “Benessere Totale” (Ed. Sperling Paperback): “Supponiamo che due persone stiano pranzando ed entrambe ordinino insalata dello chef, tè freddo e sorbetto al limone. Se una delle due è un tipo Pitta, questa scelta è eccellente, perché i gusti dolci e il freddo del cibo aiutano a bilanciare il dosha Pitta. Ma se l’altra persona è Vata, la sua scelta è pessima. Verdura cruda, specialmente se amara, bevande fredde e assenza di cibo solido mandano Vata fuori equilibrio. Alla fine del pasto... Pitta si sentirà rinfrescato e brioso, il Vata sarà insoddisfatto e privo di energia”.

 

di Ornella Giola

 

“CHI”, il vero nutrimento

Per la filosofia taoista, cui la tradizione medica cinese si ispira, tutta la realtà è “qi” (si legge “chi”) o “energia” in continuo cambiamento e movimento.  Tutto quanto avviene, sia nell’universo che nell’uomo, dipende dalle modificazioni di questa energia. Tale concetto, dopo la teoria della relatività di Einstein (stabilisce equivalenza tra materia ed energia), è divenuto familiare anche a noi occidentali. Il “qi” nelle sue infinite manifestazioni non è altro che un alternarsi di energia yin (che è energia potenziale, materia, quiete, concentrazione e condensazione) e yang (energia che si esprime, spirito, movimento, esteriorità, espansione). Quando queste due polarità sono in equilibrio siamo in salute; se il loro rapporto è disarmonico subentra la malattia.

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