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”Beato chi ha fame e sete”

Nei Vangeli troviamo scritto “Beati quelli che hanno fame e sete” il Cristo quando lo diceva non si riferiva alla fame e alla sete fisica, ma alludeva al nutrimento dell’anima e dello spirito. Dobbiamo avere fame e sete di verità, giustizia, luce, saggezza, libertà … di manifestare ciò che realmente siamo. Fin dalla nascita siamo abituati a lottare per sopravvivere per raggiungere qualcosa, per assomigliare a qualcuno. Ogni tanto siamo contenti, ma questa contentezza ha breve durata; tutti manifestiamo una sola vera esigenza che si traduce nella ricerca di qualcosa di stabile, forte, duraturo che doni alla nostra vita armonia. 

Chi è che ha fame e chi è che ha sete a livello sottile? L’anima ha fame e lo spirito ha sete. L’anima si dice mangia il fuoco e lo spirito beve la Luce. Il fuoco rappresenta il principio maschile, mentre la luce rappresenta il principio femminile. Ogni elemento si ciba del suo opposto, come uomo e donna si cercano e si amano. Lo spirito, che è maschile cerca il principio femminile e beve la luce. Il fuoco genera la luce e questa è un’emanazione del fuoco, il suo abito. Nelle Sacre scritture leggiamo che Dio è il Fuoco primordiale e ha dapprima creato la luce e poi attraverso di essa ha creato il mondo materiale. Tutto è stato fatto per mezzo della luce. 

Allo stesso modo possiamo dire che il nostro intelletto che è di natura maschile (figlio dello spirito) si nutre della luce che è di natura femminile; il cuore che per sua natura è femminile si nutre del fuoco, attraverso i sentimenti che sono potenze attive, cioè un fuoco sul piano materiale. Spesso noi stessi inconsapevolmente definiamo i sentimenti come fuoco, come passioni, un qualcosa che sentiamo bruciare dentro. Il cuore si nutre dei sentimenti e l’intelletto dei pensieri. Come nutrire questi due principi in noi? Attraverso la formula “Conosci te stesso”, come ci raccomandano i filosofi greci e latini, e le anime più elevate di ogni tempo e luogo. Ma chi è questo te stesso che bisogna conoscere? Il suo carattere, le sue debolezze, i suoi pregi? Niente affatto; questa conoscenza è necessaria certamente, ma bisogna spingersi oltre. Conoscersi significa conoscere i diversi corpi di cui siamo composti (fisico, eterico, astrale, mentale, causale, buddhico e atmico), conoscersi significa entrare in connessione profonda con gli antichi insegnamenti delle Sacre Scritture di qualsiasi tempo e filosofia, significa conoscere la molteplicità del nostro essere. Ebbene di tutto questo si sa poco o nulla. Non sappiamo cosa esiste nelle anse profonde del nostro intimo, che cosa desideriamo, ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che speriamo e ciò che ci manchi a livello di anima. Non sappiamo chi sia questo “te stesso”, lo confondiamo spesso con il corpo fisico, gli procuriamo cibo, vestiti, agi e piaceri senza accorgerci che questo non è quello che chiede il nostro vero Sé. 

Tuttavia molti uomini non credono all’esistenza di altri corpi, di quintessenze spirituali e di insegnamenti alchemici. Si va fieri della nostra cultura, delle nostre lauree, delle nostre conoscenze di ciò che possiamo vedere e toccare e spesso ci si schernisce di chi va oltre tutto ciò. Carl Jung affermava: “ Mi accorgo sempre più che ben poca attenzione è dedicata all’essenza dell’uomo e assisto al divenire nevrotici di tante persone, solo perché ci si è accontentati di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita … le persone cercano la posizione, la reputazione, il successo esteriore e il denaro, e rimangono infelici e nevrotici, anche quando hanno ottenuto ciò che cercavano". 

Solo quando l’uomo comincia ad essere se stesso in alto per lui diviene finalmente possibile vivere nello splendore. Se gli Iniziati dell’antichità hanno tanto insistito su questo punto “conoscere se stessi” è perché tale conoscenza offre grandi possibilità di avanzamento, di progresso e di riuscita. Fintanto che non si conoscono le esigenze del proprio Sé superiore, si dà sempre tutto al corpo fisico, mentre l’anima e lo spirito divorati dalla fame e dalla sete, soffocano e muoiono. “Il regno di Dio non viene esteriormente, né si potrà dire: eccolo qui, eccolo là; infatti, il regno di Dio è dentro di voi” (Luca 17). Tutto dipende dalla nostra volontà e dalla nostra sincerità. Bisogna imparare a OSSERVARCI, COMPRENDERCI, VOLERCI … scegliere il proprio destino. 

La trasformazione della Coscienza: ecco la chiave della Nuova Era, la sfida del futuro. Una chiave che abbiamo sempre avuto lì sotto il naso. Cambiare la coscienza significa prima di tutto cancellare le vecchie impossibilità, entrare nella profondità del nostro tempio: il corpo fisico. Le nostre cellule. Nelle nostre cellule risiede tutta la nostra storia, dei nostri genitori, dell’umanità intera, della vita. 

Questo è il processo evolutivo cui siamo chiamati a rispondere oggi. Ogni tradizione misterica profetizza tale passaggio, che si manifesterà come un processo graduale per permettere alla nostra razza umana di creare un nuovo seme dell’evoluzione. Mére diceva. “L’umanità non è l’ultimo gradino della creazione terrestre, l’evoluzione continua, e l’uomo sarà superato. Sta a ognuno decidere di partecipare all’avventura della specie nuova”. 

Il cambio di coscienza, non è un pensiero mentale, ma una disciplina pratica, in cui è consigliato avere una guida che ci accompagna. Possiamo anche leggere migliaia di libri e ascoltare infinite conferenze, ma se non praticheremo, non ci potrà essere avanzamento. Non consiste di fare un qualcosa di nuovo, ma agire in modo nuovo: è l’atteggiamento che cambia. Questa Coscienza è un qualcosa che si diffonde in ogni parte di noi attraverso un’esperienza completa che coinvolge tutto il nostro essere. Un fuoco da “dentro” che porta luce “fuori”. Una Coscienza rotonda... come il sole… Diventare come il sole è l’unica e vera auspicabile trasformazione. Con un’intelligenza scevra da pregiudizi egli illumina con amore puro e disinteressato; egli riscalda con la forza dello spirito, vivifica e crea. 

Come il sole, centro del nostro sistema planetario, che è l’origine di tutta la vita sulla terra e che genera, da miliardi di anni, trasformazioni nella scala dell’evoluzione degli esseri umani, sospingendoli verso un’organizzazione sempre più complessa, il sole interiore della nostra individualità, la Coscienza del Sé, è dotato di un’onnipotenza creatrice e feconda nei confronti della nostra terra (interiore): la personalità. 

“Conosci te stesso” … tutta la scienza, tutta la saggezza si cela in questa frase: conoscersi, ritrovarsi, la fusione del sé inferiore con quello Superiore. Il simbolo dell’Iniziato che è riuscito a ritrovarsi è il serpente che si morde la coda. Il serpente che striscia sulla terra è una linea sinuosa che è limitata, mentre quando si morde la coda diventa un cerchio e il cerchio è l’infinito, è lo spazio senza confini, è l’eternità. L’uomo che è riuscito a realizzare il simbolo del cerchio accede al mondo in cui non vi sono più limiti, in cui non vi è più separazione tra ciò che sta in alto e ciò che sta in basso. Tutte le sue virtù, tutte le sue potenze e ricchezze che il vero Sé possiede sono state trasferite al sé inferiore. Il piccolo e il grande formano un tutt’uno e l’uomo ascende al divino. 

Il percorso Alchimia della Nuova Era (il libro e il seminario) ci dona una chiave per aprirci e sviluppare la Nuova Coscienza per riappropriarci del nostro potenziale, di condurci nella vita dove vorremmo essere, di penetrare la nostra essenza più profonda. 

Di Chiara Zappoli
www.chihararmonia.com


Meditazione dell’Io 
Questa meditazione, che trae spunto dall’esercizio di disentificazione di Roberto Assaggioli, rappresenta una pratica fondamentale per lo sviluppo dell’integrazione personale. Noi siamo dominati da tutto quello in cui c’identifichiamo e, per contro, possiamo dominare, dirigere e utilizzare tutto quello da cui ci disidentifichiamo: è questo il principio da cui dipendono la nostra schiavitù e la nostra libertà. Siediti in una posizione comoda, rilassa il tuo corpo e le tue emozioni, libera la tua mente e lascia che il respiro diventi lento e profondo fino all’addome, rimani in ascolto per alcuni minuti. Io ho un corpo, ma Io non sono il mio corpo. Il mio corpo si può trovare in condizioni differenti di salute o malattia, può essere riposato o stanco, ma ciò non ha niente a che fare con il mio sé, il mio Io reale. Ho una grande considerazione del mio corpo come strumento prezioso di esperienza e azione nel mondo, ma è soltanto uno strumento. Io lo tratto bene. Io cerco di mantenerlo in buona salute, ma non è il mio sé. Io ho un corpo, ma Io non sono il mio corpo. Ripeti dentro di te la parola chiave: Io ho un corpo, ma Io non sono il mio corpo. Io ho delle emozioni, ma Io non sono le mie emozioni. Le mie emozioni sono sentimenti molto differenti, sempre mutevoli, a volte confusi. Posso oscillare dall’amore all’odio, dalla calma alla rabbia, dalla gioia al dolore, ma la mia essenza, la mia vera natura non cambia. Io ci sono ancora. Benché Io possa essere temporaneamente sopraffatto da un’ondata di emozioni, Io lo so che passerà; quindi, Io non sono questa emozione. Dato che Io posso osservare e capire le mie emozioni, imparare a dirigerle, a utilizzarle e integrarle armoniosamente è chiaro che esse non sono il mio sé. Io ho emozioni, ma Io non sono le mie emozioni. Ripeti dentro di te la parola chiave: Io ho emozioni, ma Io non sono le mie emozioni. Io ho una mente, ma Io non sono la mia mente. La mia mente è un valido strumento per la scoperta e l’espressione, ma non è l’essenza del mio essere. I miei pensieri cambiano costantemente, con nuove idee, nuove esperienze e nuove conoscenze. La mia mente spesso si rifiuta di obbedirmi, perciò essa non può essere me, il mio sé. È un organo per la conoscenza sia del mondo interno sia di quello esterno, ma non è il mio sé. Ripeti dentro di te la parola chiave: Io ho una mente, ma io non sono la mia mente. Il successivo è lo stadio dell’identificazione con il proprio sé. Apriti completamente a questa esperienza. Riconosco e affermo che Io sono Un Centro di Volontà, capace di osservare, dirigere e usare tutti i miei processi psicologici e il mio corpo fisico. Io sono Un Centro di Pura Autocoscienza. Io sono Colui che è Consapevole. Io sono Colui che Sceglie. In principio Io sono Colui che sceglie. In principio Io sono Colui che è. Io sono la via, la verità e la vita. Bereschit, Ehyeh, Asher Ehyeh (quest’ultima frase è in ebraico, rappresenta un mantra che ha una profonda azione interiore). Per aiutarti puoi immaginare un cerchio con un punto al centro, identificati con esso lasciando andare ogni elemento psichico, al di fuori del cerchio, ripetendo ancora una volta “Io, l’Unità di Coscienza, sono al Centro, sono Direttore della mia vita, capace di vedere al di là dei miei contenuti psichici e del mio corpo, al di là degli annebbiamenti e illusioni temporanee, Io sono un centro di pura consapevolezza.






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