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Camminando sulle radici del proprio albero

Tornando da un lungo viaggio in auto, mi accorgo con un certo panico che la strada che mi accingo ad imboccare è in realtà una scarpata. Mentre mi guardo intorno, perplessa e spaventata, vedo su una bellissima montagna un vecchio che mi guarda sorridendo. Ha capelli bianchi, una lunga barba, la tunica legata in vita da una corda; un bastone in una mano, con l’altra mi indica il percorso da seguire. Capisco che è la mia via del “ritorno”. Sulla montagna si abbarbicano alberi maestosi e sono proprio le loro enormi radici che, abbracciando la montagna per lo più parallele al pianoro sottostante, costituiscono il sentiero che il vecchio mi indica.

 

Quando ho conosciuto la Psicogenealogia e la Riprogrammazione psicosimbolica come avrei potuto non riconoscere la via che il mio sogno quasi un anno prima mi indicava? Una via lenta, su per le montagne, camminando sulle radici del mio Albero genealogico.

Percorro questo straordinario sentiero da molti anni; il procedere nell'analisi del mio Albero e nello scioglimento dei suoi nodi mediante atti di Riprogrammazione psicosimbolica, ha via via sostituito il dolore, la rabbia, il senso di frustrazione, impotenza, vittimismo, con il perdono, la gioia, la sensazione di essere ricca e “onnipotente”, di essere autrice della mia vita;  parallelamente il senso di gratitudine nei riguardi di tutto l’universo, di tutte le persone con cui ho interagito è aumentato. Soprattutto, alla rabbia verso i miei genitori e verso il mio Albero genealogico, da cui avevo ereditato così tanti blocchi, si è andata via via sostituendo una gratitudine senza fine per tutti i doni che da esso mi vengono.

 

Infatti, se pure l'analisi delle dinamiche del nostro albero genealogico in Psicogenealogia, così come nelle Costellazioni sistemiche, si focalizza su come i nodi irrisolti e i traumi dei nostri antenati influenzino negativamente la nostra vita, è importante essere consapevoli che in ogni caso l’Albero ci trasmette ricchezza. Per chi si avvicina alla Psicogenealogia o alle Costellazioni è importante comprendere che il lavoro da compiere non vuole essere un’accusa ai nostri antenati, né tanto meno un eludere le nostre responsabilità. Lavorare sul nostro Albero ci permette, a livello psichico ed energetico, il normale lavoro di riordino e rivalutazione che si compie al ricevere un’eredità materiale: si ringrazia, si è consapevoli dell’essere più ricchi grazie a chi ce l’ha donata e si analizzano i diversi oggetti ricevuti.

 

Qualcosa la terremo anche se non ha valore oggettivo, perché legato a tanti ricordi; qualcosa è da riparare, ripulire, riadattare; qualcosa è ciarpame da eliminare; qualcos’altro, magari per noi inutile, tuttavia di pregio o utile per altri, possiamo venderla, regalarla, barattarla…Così accade anche nell’occuparci dell’eredità psicologica dell’Albero.

 

Per quanto nei seminari e colloqui individuali di Psicogenealogia e Costellazioni ci si soffermi soprattutto sull’identificazione di ferite e blocchi non risolti, invito a interrogarsi sui “talenti” ereditati. Un buon esercizio consiste nello scrivere quale ricchezza si pensa di aver ricevuto dai quattro rami della famiglia e verificare come la risposta cambi nel tempo. E’ interessante notare come, a mano a mano che proseguiamo nel lavoro di risoluzione dei nodi ereditati dal nostro Albero, riusciamo a vedere con più chiarezza le eredità positive e quindi le nostre stesse ricchezze. La sofferenza rende difficile essere grati, tuttavia all'accrescersi del nostro stato di benessere, il perdono e la gratitudine sostituiscono in modo naturale l’acredine, la rabbia, l’accusa, il vittimismo.

 

L’Albero, con le sue pulsioni, i suoi traumi, le sue forze di vita e di morte, spinge i suoi componenti a sciogliere i suoi nodi, sanare le sue ferite. Le sue dinamiche si riflettono su tutti i discendenti così come la vitalità e lo stato di salute di un vero albero si riflettono su tutti i rami, foglie e fiori. Tuttavia la linfa segue percorsi preferenziali e uno specifico danno può influire in modo quantitativamente diverso su rami e foglie diverse.  Nello stesso modo, la presenza di corrispondenze (ad esempio di nome o data di nascita) tra membri specifici dell'Albero genealogico indica connessioni ereditarie preferenziali. Ancora una volta il legame più diretto con un antenato non significa ereditarne i fardelli, quanto piuttosto ricevere una quota maggiore della sua eredità, debiti e crediti, ciarpame e gioielli.

 

Noi siamo qui, punto di confluenza di infiniti antenati. Incontri magici sono avvenuti nei secoli, informazioni di ogni tipo si sono sommate ed eccole infine donate a noi. Che ne siamo consapevoli o no, portiamo in noi tutto quanto ci è stato tramandato; ciò che abbiamo ricevuto costituisce il nostro bagaglio in questo splendido viaggio che è la vita. Due zaini ci accompagnano: uno sul davanti contiene le eredità di cui siamo consapevoli, mentre sulla schiena ci pesano i fardelli che non conosciamo. La differenza tra un fardello e una ricchezza consiste nello zaino in cui lo trasportiamo, la differenza è data dalla consapevolezza ed accettazione. Un rastrello nello zaino di dietro, si impiglierà nei rami, trascinerà con sé terra e foglie, ci intralcerà nel cammino e se ci occorresse, non sapendo di averlo, non potremmo usarlo. Trasferito nello zaino davanti, possiamo metterlo nella posizione migliore, evitando che si impigli negli ostacoli che affrontiamo e, al momento del bisogno, usarlo per rastrellare un prato, per raccogliere foglie. Ogni volta che spostiamo un “oggetto” dallo zaino di dietro in quello davanti, dal buio alla luce, dalla negazione alla consapevolezza, integriamo la nostra identità di un nuovo tassello e arricchiamo la nostra vita.

 

Il significato analogico che preferisco de Il Pozzo, esagramma 48 de I King, è “il pozzo di famiglia”. Tutti i nostri antenati hanno contribuito a scavarlo perché si possa attingere all'inesauribile fonte; ognuno di noi è erede di questa grande opera, straordinaria e mai compiuta.  Esistono momenti in cui bisogna ripulire o rivestire di pietra il pozzo, sembra allora che l'acqua non sarà mai disponile, che gli antenati ci abbiano lasciato una discarica, piena di ciarpame da eliminare. E’ difficile esserne grati.  Tuttavia è un pozzo, un pozzo di acqua sorgiva. Il grosso del lavoro è già stato fatto, di questo siamo grati. A noi tocca pulirlo e rivestirlo, per poter usufruire al meglio di questa meraviglia e, così facendo, lasciare ai nostri discendenti un' eredità che abbia beneficato anche del nostro lavoro. Accadrà comunque: che noi ne siamo consapevoli o no, ciò che riceviamo in eredità e ciò che doniamo non varia. Possiamo scegliere di considerarci co-protagonisti nell’edificazione del pozzo di famiglia o sfortunati eredi di una palude. In entrambi i casi ereditiamo un pozzo non finito ed in entrambi i casi ci viene chiesto dalla vita e dall'Albero di contribuire alla sua costruzione. L'unica cosa che varia è la nostra gioia nel farlo.

 

 

Di Immacolata Coraggio

 


Per saperne di più

Ecco alcuni testi da non perdere se si è interessati ad approfondire l’argomento:

Psicomagia di Alejandro Jodorowsky, Ed Feltrinelli

Camminando sulle radici del mio albero di Immacolata Coraggio, Ed. MEF,  www.ilmiolibro.it

Senza radici non si vola di Bertold Ulsamer, Ed. Crisalide

La sindrome degli antenati di Anne Ancelin Schützmberger, Ed. DR

 

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