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Il cibo è morto? W il cibo sano e buono!

Aprire la pagina di una nota enciclopedia alla parola cibo e leggerne la definizione è stato un atto di stupore, perché le sono state dedicate solo una decina di righe insieme agli esempi: 1)Nome generico per indicare tutto ciò che si mangia. 2)Nutrimento, e poi anche Eucarestia. Definire il cibo è cosa importante per poterne poi parlare. Ci sarebbero tanti concetti da aggiungere, ma a me piace definirlo così: Il cibo è il prodotto finale di un atto umano compiuto in accordo con la natura, applicando le tecniche agricole del territorio frutto di una civiltà rurale millenaria. L’atto umano è da intendere, oggi, alla luce della crisi economica finanziaria e produttiva, come quello compiuto da un gruppo di uomini che insieme avranno costituito una rete, una trama di tessuto sociale ed imprenditoriale che, per svilupparsi ed evolversi, presupponga una base reale e naturale fondata su principi appartenenti alla Civiltà Rurale.

 

Losservazione della natura e la sua conoscenza hanno permesso allessere umano di poter estrarre dalla Terra lenergia necessaria per vivere la Vita nella dimensione offerta dal Pianeta. È tutto un legame in natura, un collegamento, una continua connessione e poi, più in alto, tutto è analogia. La Creazione ha impiegato milioni di anni per preparare la dimora dell'Homo ed è impensabile pensarlo scollegato da Madre Terra. Ma è anche impensabile non notare quali sono i legami con la terra oltre a quella gravità che non ci fa precipitare nello spazio. La natura entra dentro di noi attraverso il cibo e ci confortiamo della sua presenza quando il senso del sazio ci indica che abbiamo accumulato l'energia per condurre la nostra vita e svolgere il nostro lavoro.

 

La presenza dei nutrienti nel cibo ci assicura la crescita, la resistenza, la forza e poi anche la possibilità di pensare. Il nostro cervello, sede della produzione dei nostri pensieri, idee, emozioni ecc, è una massa grigiastra di un chilo e mezzo che viene costantemente irrorata dal sangue che assicura alle varie parti ossigeno e elementi chimici ingeriti con il cibo. Se non arrivano i nutrienti giusti, molte aree del cervello rimangono inattive, e però pensiamo a scartamento ridotto, le sfumature ci sfuggono insieme alle idee, al genio; si diviene malleabili, deboli, irascibili, omologabili, omogenei, aderenti agli standard  martellanti. Diversi. Diversi da una natura dove l'energia e la forza sono insiti, diversi da una natura dove la diversità e la variabilità sono la ricchezza e la possibilità di Essere. È vero. Siamo ciò che mangiamo e quello che non mangiamo.

 

L'uomo del Neolitico, durante la sua esistenza sul pianeta, immerso in una Natura ancora sconosciuta ma che per lui era il Senso stesso della Vita, si trovò davanti ad un dilemma: cosa è buono da mangiare, cosa mi dà energia e cosa, invece, mi reca morte. La ricerca del cibo e l'assicurarsene una riserva era il motivo della sua vita stessa, era la sua esistenza. L'essere riuscito a procacciarselo lo rendeva Sovrano in un ambiente ancora tutto da esplorare. La sicurezza del cibo gli diede la possibilità di spostarsi, migrare, trovare zone più accoglienti, migliorare le sue condizioni di vita e di pensiero. Evolversi verso stadi più complessi di relazioni, verso il gruppo, le gerarchie, un sistema, un ordine in quel caos di insicurezze. Sovranità Alimentare. Già! La sicurezza di poter continuare ad evolversi, migliorare la Vita, i rapporti, la Civiltà.

 

In questa società, frutto di un'ingegneria sociale inventata per convincere il mondo a consumare prodotti industriali, il contadino è diventato invisibile, il suo linguaggio incomprensibile e stiamo parlando di un linguaggio universale la sua cultura, frutto di tradizioni millenarie, relegata ai margini ed in qualche museo etno-antropologico, insieme ai suoi valori, alla saggezza, alla conoscenza del mondo e delluomo. Il garante della sicurezza del cibo è venuto meno, è stato decimato dalle due guerre mondiali, e la rimanenza esigua sradicata dalla campagna e assorbita dallindustria. Nei campi sono rimasti pochi uomini e donne la maggior parte senza la cultura ed il culto del coltivare o allevare. Da esseri incapaci e senza conoscenza non possiamo aspettarci cibo buono. Non è necessario capire perché esistono tante malattie autoimmuni legate al cibo, ma è necessario accettare che è il cibo che è scomparso. Solo se ci rendiamo conto della sua scomparsa capiremo come non ammalarci.

 

I grani antichi o meglio grani locali sono tutte quelle varietà di frumento che sono state selezionate dai contadini nellarco dei millenni. Essi sono il frutto della cultura contadina e di una capacità di osservazione della natura oramai scomparsa, quella in cui il mondo non era stato ancora scomposto in categorie o compartimenti stagni, quella che percepiva il tutto come un tuttuno, olimpicamente insomma.  Dalla profonda relazione delluomo con la terra nasce così il patrimonio della biodiversità. Purtroppo molte varietà sono andate perdute, ma ancora molte ci sono rimaste che ci hanno permesso di riportare dei prodotti fatti con esse. La loro caratteristica è quella di essere assolutamente digeribili e pieni di nutrienti atti a dare energia al corpo umano, perché testati con perizia per millenni. Il ruolo dei grani antichi è fondamentale, perché solamente essi conservano le innumerevoli varianti che ci permetteranno di risolvere i problemi di produzione durante i cambiamenti climatici in atto. E ancora essi sono lunica risposta a quella stupida idea di manipolare dentro i laboratori il DNA per aumentare le rese per ettaro con gli OGM. Sono da considerarsi come lunica occasione di salvezza per conservare la Vita sul Pianeta e la possibilità di Evoluzione dellUomo su questo Pianeta.


di Giuseppe Li Rosi, presidente di Terre e Tradizioni

www.terretradizioni.it



 



 

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