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Integratori, questi (s)conosciuti

Un’alimentazione, sebbene corretta, non è sufficiente ad affrontare le richieste del nostro organismo nell’ambito della vita quotidiana, soprattutto a causa dei ritmi imposti dall’odierna società. Si tratta di vere e proprie “necessità” poiché siamo sottoposti permanentemente ad un consumo energetico elevato, poiché, a differenza del passato, gli stimoli stressanti sono continui e le fasi di riposo nelle 24 ore sono inadeguate. Già negli anni ’50 le Istituzioni sanitarie suggerivano di introdurre la vitamina D anti-rachitismo e il ferro per le donne incinte. Tuttavia questi abbozzi di integrazione nutrizionale sono ormai datati e presentano parecchi limiti.

Riguardo lo scarso apporto, non si dimentichi che il medesimo tipo di grano o di patata, se coltivati in aree geografiche differenti - a causa di variazioni del clima, del terreno, dell’acqua, ecc. - presentano un tenore in minerali e vitamine assolutamente non identici: e anche di questo dobbiamo tener conto. Spesso trascuriamo anche le conseguenze di squilibri genetici: circa il 15% della popolazione europea possiede il gruppo HLA 835, responsabile del deficit di stoccaggio del magnesio a livello cellulare.

 

Oggi, l’alimentazione presenta tre aspetti negativi, cause e concause di varie patologie:

1) sovraccarico di tossine determinato da eccesso e/o cattiva qualità del cibo

2) apporto insufficiente di alcuni alimenti

3) denaturazione degli alimenti, il cui processo può essere svolto secondo 2 modalità:

a) eliminazione di alcuni elementi del cibo, ad esempio la raffinazione dei cereali, con perdita di gran parte delle vitamine B1, B2, PP, B6, minerali K, Na, Ca, Mg, Fe.

L’estrazione a caldo degli oli vegetali produce lo stesso effetto dannoso anche perché i processi di decolorazione, desodorizzazione e altro distruggono la vitamina E, i grassi polinsaturi 3,6, nonché parecchi minerali. E ancora: lo zucchero di canna abitualmente è sottoposto a semi-filtrazione, a cottura per la separazione della melassa, ricca di oligoelementi e vitamine, allo scopo di ottenere - in conclusione - un prodotto morto che è lo zucchero bianco. Peggio avviene quando si utilizza la barbabietola da zucchero, poiché in questo caso sono aggiunte ulteriori sostanze assolutamente non biodisponibili. Lo zucchero bianco, per 100 g, contiene zero g di magnesio, zero g di vitamina C, zero g di vitamine del gruppo B, e presenta una forte diminuzione degli altri minerali.

b) la denaturazione per addizione:

si effettua allo scopo di proteggere  i vegetali dalle varie aggressioni utilizzando antibiotici, insetticidi, diserbanti, antiagglomeranti, ecc. Inoltre, si aggiungono ulteriori sostanze per esaltare il gusto, il colore, la conservazione. Tutti questi prodotti chimici alterano le proprietà del cibo, in particolare degli enzimi che lo costituiscono. Riguardo i prodotti animali, l’allevamento intensivo, per via dell’esagerato uso di antibiotici, ci costringe ad un’alimentazione carente in acidi grassi polinsaturi. I vitelli sono letteralmente spossati a causa dell’ingestione di surplus di cibo e ciò porta al rilascio di ormoni dello stress. Non possiamo neppure immaginare quante sostanze nocive l’essere umano introduce con la carne.

Da tutto ciò si deduce che  gli antiossidanti presenti nel cibo sono quantitativamente insufficienti tenendo conto che il nostro sistema immunitario deve lottare contro tutte quelle sostanze fin qui citate. La soluzione ottimale consiste, oltre a porre attenzione alla qualità del cibo, nell’assunzione intelligente degli specifici integratori nutrizionali.


Negli Stati Uniti si è stimato un risparmio annuo di parecchi miliardi, se venisse incrementato l’uso di integratori nutrizionali e in particolare le vitamine C e E. (1) L’utilizzo delle vitamine E, secondo una ricerca francese, consentirebbe un minore sperpero di denaro per le cure della malattia coronaria. (2) Numerosi esperti stimano che l’apporto di vari micronutrimenti (minerali, vitamine, enzimi, acidi grassi) potrebbe ridurre dal 20% al 40% l’incidenza di malattie croniche. (3)

Studi scientifici affermano che il rischio di patologia cardiaca diminuisce rispettivamente del 37% e del 41% nell’uomo e nella donna allorquando il consumo quotidiano supera le 100 UI di vitam. E, cioè sei volte di più rispetto a ciò che viene comunemente suggerito: pertanto, è d’obbligo ricorrere alla supplementazione nutrizionale.

E’ fondamentale, tuttavia, porre una particolare attenzione nell’adottare questa strategia preventiva: infatti, come affermano i ricercatori Thierry Souccar e Jean Paul Curtay, esistono varie incompatibilità: la vitamina C produce radicali liberi in presenza di ferro o di rame, l’assorbimento delle zinco è ridotto se è presente il ferro.

Inoltre, il rame, il manganese e il ferro dovrebbero essere assunti esclusivamente in caso di forte carenza, mentre la vitamina E deve essere naturale e non di sintesi.

 

Di Rudy Lanza

 

 

Bibliografia:

(1) Pasko, Sena, Dickinson: Pracon Study: The Economic Impact of Increased Antioxidant Intake on Hospitalizations for Cancer, Cataract and Cardiovascolar Disease. First and Fast International Symposium, Paris, 1996.

(2) Communication d’ Hervé Lafarge, Laborat. d’économie de gestion des organisations de santè, Université Paris Dauphine, Paris 1994.

(3) Frewal: Additional Comments. Workshop on Future Raccomanded Dietary Allowances. Rutgers University, 1993.

(4) Stampfer, Hennekens, Manson e altri: Vitamine E, Consumption and the Risk of Coronary Diseases in Women, New En/ Med, 328, 1993.

 

 

Gruppi di popolazione a rischio di  carenze in vitamine e minerali

 (di Souccar e Curtay)

 

Gruppi

Rischio di carenze in

donne

magnesio, ferro

bambini (0-10 anni)

vitam. D, C, zinco

adolescenti (10-19 anni)

vitam. C, zinco, calcio

sportivi

vitam. C, B1, E, magnesio

fumatori

vitam. B, C, E betacarotene

chi si sottopone a diete dimagranti

quasi tutti i minerali e le vitamine

chi assume la pillola anticoncezionale

vit B, C, E, betacarotene , magnesio

anziani

vit. B9, B12, C, D, calcio, zinco

 



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